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[0] Della provincia di Chesmur, che è verso sirocco; degli habitanti, che sanno l’arte magica; et come sono vicini al mare dell’India, et della sorte di heremiti che son ivi, et vita loro di grande astinentia. Cap. 27.

[1] Chesmur è una provincia che è distante da Bascià per sette giornate, la cui gente ha il parlar da sua posta; sanno l’arte magica sopra tutti gli altri, di sorte che constringono gli idoli, che sono muti et sordi, a parlare, et fanno oscurare il giorno et molte altre cose maravigliose, et sono il capo di tutti quelli che adorano gli idoli, et da loro discesero gli idoli. [2] Da questa contrata si può andare al mare degli Indiani. [3] Gli huomini di questa provincia sono bruni et non del tutto negri, et le donne, anchor che siano brune, sono però bellissime. [4] Il viver loro è carne, riso et altre cose simili; nondimeno sono magri. [5] La terra è calda temperatamente, et in quella provincia sono di molte altre città et castelli. [6] Sonvi anchora boschi et luoghi deserti et passi fortissimi, di modo che gli huomini di quella contrada non hanno paura di persona alcuna che li vada ad offendere; il re loro non è tributario di alcuno. [7] Hanno heremiti secondo la loro consuetudine, i quali stanno ne’ suoi monasterii, et sono molto astinenti nel mangiare et bere et osservano grandissima castità, et guardansi grandemente dalli peccati, per non offender li lor idoli che adorano, et vivono lungo tempo. [8] Di questa tal sorte ‹di› huomini vi sono abbatie et molti monasterii, et da tutto il popolo gli viene portata gran riverentia et honore. [9] Et gl’huomini di quella provincia non uccidono animali né fanno sangue, et se vogliono mangiare carne è necessario che li Saraceni, che sono mescolati tra loro, uccidano gli animali. [10] Il corallo che si porta dalla patria nostra in quelle parti si spende per maggior pretio che in alcuna altra parte. [11] Se io volessi andar seguendo alla dritta via intrarei nell’India, ma ho deliberato di scriverla nel terzo libro, et per tanto ritornarò alla provincia Balaxiam, per la quale si drizza il cammino verso il Cataio tra levante et greco, trattando come s’è cominciato delle provincie et contrate che sono nel viaggio, et dell’altre che vi sono a torno a destra et a sinistra confinanti con quelle.

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[1] Chesmir est quedam provincia, cuius gentes per se habent loquelam. [2] Magicam artem noscunt pre aliis, et in tantum quod ydola muta et surda arte illa cogunt loqui, et lucem sive diem faciunt tenebrari, et tam mirabilia faciunt quod nullus posset credere quin videret: sunt enim capud omnium qui adorant ydolla, et ab eis ydola desenderunt. [3] A contrata ista potest iri ad Mare Indorum. [4] Ipsi sunt bruni et macri; mulieres vero, ut brune, pulcerime sunt. [5] Cibus eorum sunt carnes et risus. [6] Terra est calida. [7] Sunt in ea civitates et castra multa. [8] Habent heremitas secundum eorum consuetudines, in suis heremitoriis permanentes, qui multum abstinent in cibis et potu. [9] Sunt homines casti, super ‹peccatum› luxurie repugnantes, et mirabiliter sibi precavent a pecatis secundum eorum legem et fidem prohibitis. [10] Inter se repu|14r|tantur sapientes, longoque tempore vivunt. [11] Et omnes abstinencias peccatorum faciunt ob reverentia‹m› ydolorum. [12] Abbacias habent et monasteria quam plura. [13] Quorum fratres, artam vitam ducentes, ad modum fratrum Predicatorum et Minorum portant tonsuras. [14] Homines vero provincie illius aliqua animalia non occidunt, non sanguinem faciunt, sed saraceni aliqui, qui eis admixti sunt, animalia eorum occidunt ut habeant ad edendum.