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[0] Del modo che va il Gran Can a veder volare li suoi girifalchi et falconi, et delli falconieri; et della sorte d’i suoi padiglioni, che sono fodrati di armellini et zibellini. Cap. 16.

[1] Quando il gran signore è stato tre mesi nella sopradetta città, cioè dicembre, gennaro et febraro, indi partendosi il mese di marzo va verso greco al mare Oceano, il quale da lí è discosto per due giornate; et con lui cavalcano ben diecimila falconieri, i quali portano con loro gran moltitudine di girifalchi, falconi pellegrini et sacri et gran quantità di astorri, per conto d’uccellare per le riviere. [2] Ma non crediate che il Gran Can li ritenga seco in un medesimo luogho, anzi si dividono in molte parti, cioè in cento et dugento et piú per parte, i quali vanno uccellando: et la maggior parte della loro cacciagione portano al gran signor, il qual, quando va ad uccellare con li suoi girifalchi et altri uccelli, ha ben seco diecimila persone, che si chiamano “toscaol”, cioè “huomini che stanno alla custodia”, perché sono deputati tutti a duoi a duoi, qua et là per qualche spatio, una parte discosta dall’altra, talmente che occupano gran parte del paese, et ciascuno ha un richiamo et un cappelletto per chiamare et tenere gli uccelli. [3] Et quando il gran signor comanda che si gettino gli uccelli, non accade che quelli che li gettano habbino a seguitarli, perché li sopradetti guardiani cosí bene li custodiscono che non volano in parte alcuna che non siano presi, et se bisogna soccorrerli subito li guardiani gli soccorrono. [4] Et tutti gli uccelli del Gran Can et degli altri baroni hanno una picciola tavoletta d’argento legata alli piedi, nella quale è scritto il nome di colui di chi è l’uccello et chi l’ha in governo: et per questo modo, subito che l’uccello è preso, si conosce immediate di chi egli è et ritornasegli, et se non si sa, o vero perché quello che l’ha preso non lo conosce personalmente, anchor che sappia il nome, allhora si porta a un barone nominato “bulangazi”, che vuol dire “custode delle cose delle quali non appare il padrone”. [5] Perché, s’egli si trovasse alcun cavallo o vero spada over uccello o qualche altra cosa, et non fosse denunciata di chi se sia, subito si porta al detto barone, il quale lo toglie et fallo custodire diligentemente: et se alcuno trova qualche cosa che sia persa et non la porti al barone, è reputato ladro. [6] Et tutti quelli che perdono cosa alcuna vanno da questo barone, il qual gli fa restituire le cose perdute; et questo barone sempre dimora in luogo piú alto di tutto l’essercito con la sua bandiera a questo effetto, acciò che quelli che hanno perso le loro cose lo possino veder chiaramente tra gl’altri. [7] Et in questo modo non si perde cosa alcuna che non si possa recuperare. [8] Oltre di ciò, quando il Gran Can va a questa via presso al mare Oceano, allhora si veggono molte cose belle in prendere gli uccelli, di modo che non è sollazzo al mondo che a questo possa aguagliarsi. [9] Et il Gran Can sempre va sopra duoi elefanti, o vero uno, specialmente quando va ad uccellare, per la strettezza d’i passi che si trovano in alcuni luoghi, imperoché meglio passano duoi o vero uno che molti; ma nell’altre sue faccende va sopra quattro, et sopra quelli vi è una camera di legno nobilmente lavorata, et dentro tutta coperta di panni d’oro et di fuori coperta di cuori di leoni, nella qual dimora continuamente il Gran Can quando va ad uccellare, per essere molestato dalle gotte. [10] Et tiene nella detta camera dodici d’i migliori girifalchi che egli habbia, con dodici baroni suoi favoriti per sua compagnia et sollazzo. [11] Et gli altri che cavalcano d’intorno fanno intendere al signor che passano le grue o altri uccelli, et egli fa levar il coperchio di sopra della camera e, vedute le grue, comanda che si lascino volare li girifalchi, li quali prendono le grue combattendo con quelle per gran spatio di tempo, vedendo il signor et stando nel letto, con |28v| grandissimo suo sollazzo et consolatione, et cosí di tutti gli altri baroni et cavalieri che cavalcano d’intorno. [12] Et quando ha uccellato per alquante hore, se ne viene ad un luogo chiamato Caczarmodin, dove sono le trabacche et i padiglioni delli suoi figliuoli et d’altri baroni, cavalieri et falconieri, che passano diecimila, molto belli. [13] Il padiglione veramente del signore, nel quale tiene la sua corte, è tanto grande et amplo che sotto vi stanno diecimila soldati, oltre li baroni et altri signori; ha la porta verso mezzodí; vi è anchora una altra tenda verso levante, a questa congiunta, dove è una gran sala dove stantia il signore con alcuni suoi baroni, et quando vuol parlare ad alcuno lo fa entrare in quella. [14] Doppo la detta sala è una camera grande, molto bella, nella qual dorme. [15] Sonvi molte altre tende et camere, ma non sono insieme congiunte con le grandi. [16] Et tutte le sopradette camere et sale sono ordinate in questo modo, che ciascuna ha tre colonne di legno intagliate con grandissimo artificio et indorate. [17] Et detti padiglioni et tende di fuori sono coperte di pelli di leoni, et vergate di verghe bianche, nere et rosse, et cosí ben ordinate che né vento né pioggia li può nuocere; et dalla parte di dentro sono fodrate et coperte di pelli armelline et zebelline, che sono le pelli di maggior valuta di qualunche altra pelle, perché la pelle zibellina, se la è tanta che sia a bastanza per un paro di veste, vale duoimila bisanti d’oro se la è perfetta, ma se ella è commune ne vale mille; et li Tartari la chiamano regina delle pelli, et gl’animali si chiamano “rondes”, della grandezza d’una fuina. [18] Et di queste due sorti di pelle le sale del signor sono cosí maestrevolmente ordinate, in varie divisioni, che è una cosa mirabile a vedere; et la camera dove dorme, che è congiunta alle due sale, è similmente dalla parte di fuori coperta di pelli di leoni, et di dentro di pelli zebelline et armelline divisate; et le corde che tengono le tende delle sale et camere sono tutte di seda. [19] Et a torno queste sono tutte l’altre tende delle mogli del signore, molto ricche et belle, le quali hanno girifalchi, falconi et altri uccelli et bestie, et vanno anchora loro a piacere. [20] Et sappiate per certo che in questo campo è tanta moltitudine di gente che gli è cosa incredibile, et a ciascuno pare essere nella miglior città che sia in queste parti, perché ivi sono genti di tutto il dominio, et con il signor vi è tutta la sua famiglia, cioè medici, astronomi, falconieri et tutti gli altri che hanno diversi officii. [21] Et sta in questo luogo fino alla prima vigilia della nostra Pasqua, nel qual spatio di tempo non cessa di andare continuamente presso alli laghi et riviere, uccellando et prendendo grue et cigni, argironi et molti altri uccelli; le sue genti anchora, che sono sparse per molti luoghi, li portano molte cacciagioni. [22] In questo tempo adunque sta in tanto sollazzo et allegrezza che nessuno lo potria credere che non lo vedesse, però che la sua eccellenza et grandezza è molto maggiore di quello che a noi saria possibile di esprimere. [23] Una altra cosa è anchora ordinata, che nessuno mercatante o artefice o villano habbia ardire di ritenere astorre, falcone over altro uccello che sia atto ad uccellare, né cane da caccia, per tutto il dominio del Gran Can; et nessuno barone o cavalier od altro nobile qualsivoglia ardisce di cacciare o uccellare circa il luogo dove dimora il Gran Can, d’alcuna parte per cinque giornate et d’alcuna parte per dieci et d’alcuna altra per quindeci, se ’l non è scritto sotto il capitano d’i falconieri, o vero habbia privilegio sopra queste cose, ma ben fuor delli confini determinati. [24] Item per tutte le terre le quali signoreggia il Gran Cane nessuno re o vero barone o altro huomo ardisce di pigliare lepori, caprioli, daini o cervi et simili bestie et uccelli grossi dal mese di marzo fino al mese d’ottobrio, acciò che creschino et moltiplichino: et chi contrafacesse verrebbe punito. [25] Et per questa causa moltiplicano gli animali et uccelli in grandissima quantità. [26] Et poi il Gran Can se ne ritorna alla città di Cambalú, per quella medesima via che ei fu alla campagna, uccellando et cacciando.

F, XCIII

[1] Ci devise comant le Grant Kan vait en chace por prandre bestes et oisiaus.

[2] Et quant le Grant Sire ha demoré trois mois en la cité que je voç ai nomé desovre, et ce fu decembre et jenner et fevrer, adonc se part de cest cité dou mois de mars et ala ver midi dusque a la mer Hosiane, qui hi a deus jornee. [3] Il moine avech lui bien .Xm. fauchoner et porte bie‹n› .Vc. gerfauç e fauchon pelerin et fauchon sagri en grant habundance; et encore portent en grant quantité des hostor por oiçeler en rivier. [4] Mes ne entendés qu’il le teingne tuit ho soi en un leu, mes il les part sa et la, a .C. et a .CC. et a plus. Et cesti oselent et les greingnors parties des osiaus qu’il prennent aportent au Grant Sire. [5] Et voç di que quant le Grant Sire vait oiscelant cum |42a| sez jerfaus et con autre osiaus il ha bien .Xm. homes que sunt ordinés as .II. as .II. et s’apellent toscaor, qe vient a dire en nostre lengue home qe demorent a garde, et il si font, car a .II. .II. demorent sa et la si qe bien tienent de tere asez, et chascun a un reclan et un capiaus por ce qe il peussent clamer les osiaus et tenir. [6] Et quant le Grant Sire fait geter seç osiaus, il ne est mester qe celz qe les getent aillent elz derieres, por ce qe les homes que je voç ai dit desovre, qe sunt sa et la, le gardent si bien qu’il ne poit aler nulle part qe cesti homes ne ailent; et, se les osiaus ont mester de secors, il le secorent mai‹n›tinant. [7] Et tous les osiaus dou Grant Sire, et encore celz des autres baronç, ont une petite table d’arjent as piés en la quel est ecrit les nom de cui il est et qui lle tient, e por ceste mainere est le osiaus conneu tant tost qu’il est pris, et est rendu a celui de cui il est. [8] Et se l’en ne set de cui il est, ‹est› aporté a un baron qe est apellés bularguci, qe vaut a dir le gardiens des couses qe ne treuvent seingnor, char je voç di qe se l’en trouve un chevaus o une espee ou un osiauus ou autre couse, et il ne treuve de cui il soit, …†… |42b| a ceste baronç, et cil la fait prendre et garder. Et celui qu’il la trove, se il ne la porte tant tost, il est tenu por lairon. [9] Et celz qe ont perdue les couses s’en vunt a ceste baronç et, ce lui le a, le la fait rendre tout mantinant. [10] Et cestui baron demoire toutes foies eu plus aut leus de tote l’ost con son confanon, por qe cele qe o‹n›t perdues les chouses les voient erament. [11] Et en ceste mainere ne se poent perdre nulle chouse qe ne soient trouvee et rendues.

[12] Et quant le Grant Sire ala ceste voies qe je voç ai contés propes a la mer Osiane, en celes voies poet l’en veoir maintes belles vistes de prendre bestes et osiaus: el ne a seulas au monde qe ce vaile. [13] Et le Grant Sire vait toutes foies sor quatre leofant, la o il a une mout belle chanbre de fust, la quel est dedens toute couverte de dras a or batu, et dehors est de cuir de lion coverte. [14] Le Grant Sire il tient toutes foies .XII. gerfaus des meillorz q’il ait. [15] Et encore hi demorent plusors baronç por lui faire seulas et conpagnie. [16] Et si voç di que quant le Grant Sire alera en ceste canbre sus le leofant, et des autres baronz qe chavauchent environ lui li di‹e›nt: «Sire, grues passent!» [17] Et le Grant Sire fait descovrir la chanbre desovre et adonc voit les grues; il fait prendre celz gerfaus |42c| qu’il vuel{en}t et le laisse aler, et celz gerfaus plusors foies prennent les grues. [18] Et ce voit toutes foies en son lit et ce li est bien grant soulas et grant delit. [19] Et toutes les autres baronz et chevalers chevauchent environ le seingnors. [20] Et sachiés qe unques ne fu, ne croi qe soit, nulz homes qe si grant seulas ne si grant delit poïst en cest monde con cestui fait, ne qe si en aüst le poïr de fer.

[21] Et quant il a tant alés qu’il est venu a un leu qe est apellés Cacciar Modun, adonc treuve illuec tandu sez pavilonz et de seç filz et de seç baronz et de sez amie, qe bien sunt plus de .Xm. mult biaus et riches. [22] Et voç deviserai comant est fait son pavilon. Il est si grant la tende la o il tient sa cort et bien si grant qe hi demorent sout .M. chevalers; et cest tende a sa porte ver midi; et en cest sale demorent les baronz et autres jens. [23] Et une autre tende est, que se tient com ceste et enver ponent, et en ceste demore le seingnor. [24] Et quant el vuelt parler ad aucun, il le fait venir laiens. [25] Et derer a la grant sale est une grant canbre et belle ou dort le Grant Sire. [26] Et encore hi a autres canbres et autres tendes, mes ne se tient pas cun le grant tende. Car sachiés tout voiremant qe les deus sales qe je voç ai contés, et la cambre, sunt faites com je voç deviserai. [27] Chascune des sales ha trois col|42d|lonnes de leing despeciés, mout bien evrés, puis sunt dehors toutes coverte de cuir de lionz mout biaus, car il sunt tuit vergiés de noir et de blanc et de vermoil. Il sunt si bien ordiné que vent ne pluie ne i poient nuire ne fer doumajes. [28] Et dedens sunt toutes d’armines et de jerbelin: ce sunt andeus les plus belles pennes et les plus riches et de greingnor vailance que pennes que soient, mes bien est il voir que la pelle de gebbeline, tant qe soit a une robe d’ome, vaut bien la fin .IIm. beçant d’or, mes les comunel vaut .M. beçant; et l’apellent les Tartarz le{s} roi des pelames, et sunt de la grant d’une faÿne; et de cestes deus pelles sunt cestes deus grant sales dou Grant Sire ovrés et entaillés si sotilmant qe ce est une mervoille a voir. [29] Et la canbre, la ou le sire dort, qe se tient con les deus sales, est ausi dehors de coir de lyonz et dedens de pelles giebeline et armine, et est mout noblemant faite et ordené. [30] Et les cordes qe tienent les sales et la canbre sunt toutes de soie. [31] Et elles sunt de si grant vailance et tant costent, cestes trois tendes, qe un peitet rois ne le poroit pager.

[32] Et environ cestes tendes ha et sunt toutes les autres tendes, bien ordrés et bien asentés. Et les amies dou seingnor ont ausi riches pavilonz. [33] Et encore les gerfaus et les fauchon et les autres hosiaus |43a| et bestes ont toute en grandismes quantités. Et que voç en diroie? [34] Sachiés tuit voiremant qe il hi a si grant jens en cest canp qe ce estoit mervoie, car il senble bien qu’il soit en la meior cité qu’il aie, car de toutes pars hi sunt venus les jens, car ausi tient toute sa mesnee dehors ho lui, et mire et astronique et fauconierç et autres hofitiaus asseç sunt ausi avec lui. Il hi sunt toutes chouses ausi ordeneemant com hi {hi} a emi sa mestre ville.

[35] Et sachiés qu’il demore en ceste leu jusque a primevoile, qe est en celui leu entor la pasque nostre de ‹re›suresion, et en tout cestui terme ne fine d’aler hoisellant a lac, a riviere; et prennoient grues et cesnes et autres osiaus asseç. [36] Et encore les seç jens que sunt expandut per plosors part environ lui, li apportent venesionz et osialasionz asseç. [37] Il hi demore cestui terme au greingnor seulas et au greingnor delit dou monde, qe no est home au monde qe ne le veist qe le peust croire, por ce q’el est asez plus sa grandese et son afer et son delit qe je ne voç di.

[38] Et si vos di encore un a‹u›tre chouse: qe nulz mercheans, ne nulz homes d’ars, ne nul villein ne osent tenir nul fauccon ne osiaus da oslere ne |43b| chien da chacer, et ce avent .XX. jornee environ le leu ou le Grant Sire demore; mes en toutes autres provences et parties de sa tere puent bien chacer et fer a lor volunté des osiaus et de chiens. [39] Et encore sachiés voiremant qe por toutes les teres la o le Grant Sire a seingnorie nulz rois ne nulz baronz ne nul homes ne osent prendre ne cacer levre ne daine ne cavriolz ne cerf, ne de ceste tel maineres des bestes que moltiplient dou mois de mars jusqe ad otobre; et qi contre ce feist en seroit fait repentir duremant, por ce qe le seingnor le a ensi estabeli. [40] Et voç di qu’il est si hobeï son conmandamant qe les liure et les daine et les autres bestes qe je voç ai només vienent plusors foies jusque a le home, et ne le touce ne ne li fait nulz maus.

[41] En tel mainere com voç avés oï demore le Grant Sire en cestui leu jusque entor la Pasche de Resuresion. Et quant il hi est tant demorés com vos avés hoï, adonc se part de luec a toutes sez jens et s’en torne tout droitemant a la cité de Canbalu por celle voie meisme dont il estoie{n}t venu, et toutes foies chaçant et hoicellant a grant seulas et a grant joie.