R II 1

R II 2

R, II 1

[0] Delli maravigliosi fatti di Cublai Can, che al presente regna, et della battaglia ch’egli hebbe con Naiam suo barba, et come vinse. Cap. 1.

[1] Hora nel libro presente vogliamo cominciar a trattar de tutti i grandi et mirabili fatti del Gran Can che al presente regna, detto Cublai Can, che vuol dir in nostra lingua “signor de’ signori”. [2] Et ben è vero il suo nome, perché egli è piú potente di genti, di terre et di thesoro di qualunche signor che sia mai stato al mondo né che vi sia al presente, et sotto il qual tutti i popoli sono stati con tanta obedienza quanto che habbino mai fatto sotto alcun altro re passato; la qual cosa si dimostrerà chiaramente nel processo del parlar nostro, di modo che ciascuno potrà comprendere che questa è la verità. [3] Dovete adunque sapere che Cublai Can è della retta et imperial progenie di Cingis Can primo imperator, et di quella dee esser il vero signor d’i Tartari. [4] Questo Cublai Can è il sesto Gran Can, che cominciò a regnar nel 1256 essendo d’anni 27, et acquistò la signoria per la sua gran prodezza, bontà et prudentia, contra la volontà d’i fratelli et di molti altri suoi baroni et parenti che non volevano: ma a lui la succession del regno apparteneva giustamente. [5] Avanti che ’l fosse signor andava volentier nell’essercito et voleva trovarsi in ogni impresa, perciò che, oltre che egli era valente et ardito con l’armi in mano, veniva riputato di consi|glio |20r|et astutie militari il piú savio et aventurato capitano che mai havessero i Tartari; et dapoi ch’ei fu signore non vi andò se non una sol fiata, ma nelle imprese vi mandava suoi figliuoli et capitani. [6] Et la causa perché vi andasse fu questa. [7] Nel 1286 si trovava uno nominato Naiam, giovene d’anni 30, qual era barba di Cublai et signor di molte terre et provincie, di modo che poteva facilmente metter insieme da 400 mila cavalli, et i suoi precessori erano soggetti al dominio del Gran Can. [8] Costui, commosso da leggierezza giovenil, veggendosi signor di tante genti, si pose in animo di non voler esser sottoposto al Gran Can, anzi di volergli torre il regno, et mandò suoi nontii secreti a Caidu, quale era grande et potente signor nelle parti verso la Grant Turchia, et nipote del Gran Can, ma suo ribello, et portavagli grand’odio, percioché ogn’hora dubitava che ’l Gran Can non lo castigasse. [9] Caidu, oditi i messi di Naiam, fu molto contento et allegro et promissegli di venir in suo aiuto con 100 mila cavalli, et cosí ambedue cominciorono a congregar le lor genti, ma non poterono far sí secretamente che non ne venisse la fama all’orecchie di Cublai; qual, intesa questa preparatione, subito fece metter guardie a tutti i passi che andavan verso i paesi di Naiam et Caidu, acciò che non sapessero quel che lui volesse fare, et poi immediate ordinò che le genti che erano d’intorno alla città di Cambalú per il spatio di dieci giornate si mettessero insieme con grandissima celerità. [10] Et furono da 360 mila cavalli et 100 mila pedoni, che son li deputati alla persona sua, et la maggior parte falconieri et huomini della sua famiglia, et in 20 giorni furono insieme; perché, se egli havesse fatto venir gli esserciti che ’l tien di continuo per la custodia delle provincie del Cataio, sarebbe stato necessario il tempo di 30 o 40 giornate, et lo apparecchio s’havria inteso, et Caidu et Naiam si sarian congionti insieme et ridotti in luoghi forti et a loro proposito; ma lui volse con la celerità (la qual è compagna della vittoria) prevenir alle preparationi di Naiam et trovarlo solo, che meglio lo poteva vincer che accompagnato. [11] Et perché nel presente luogo è a proposito di parlar d’alcuna cosa delli esserciti del Gran Can, è da sapere che in tutte le provincie del Cataio, di Mangi et in tutto il resto del dominio suo vi si trovano assai genti infideli et disleali, che se potessero si ribelleriano al lor signore: et però è necessario, in ogni provincia ove sono città grandi et molti popoli, tenervi esserciti che stanno alla campagna 4 o 5 miglia lontani dalla città, quali non possono havere porte né muri, di sorte che non se gli possa entrar dentro a ogni suo piacere. [12] Et questi esserciti il Gran Can gli fa mutar ogni due anni, et il simil fa delli capitani che governano quelli, et con questo fren li popoli stanno quieti et non si possono mover né far novità alcuna. [13] Questi esserciti, oltra il danaro che li dà di continuo il Gran Can delle intrade delle provincie, vivono d’un infinito numero di bestie che hanno, et del latte qual mandono alla città a vender, et si comprano delle cose che gli bisognano, et sono sparsi per 30, 40 et 60 giornate in diversi luoghi; la mità d’i quali esserciti se havesse voluto congregar Cublai, sarebbe stato un numero maraviglioso et da non creder. [14] Fatto il sopradetto essercito, Cublai Can s’aviò con quello verso il paese di Naiam, cavalcando dí et notte, et in termino di 25 giornate vi aggionse; et fu sí cautamente fatto questo viaggio che Naiam né alcun d’i suoi lo presentite, perché erano state occupate tutte le strade, che nessuno poteva passare che non fosse preso. [15] Giunto appresso un colle oltre il qual si vedea la pianura dove Naiam era accampato, Cublai fece riposare le sue genti per due giorni e, chiamati li astrologi, volse che con le loro arti in presentia di tutto l’essercito vedessero chi dovea haver la vittoria, li quali dissero dover esser di Cublai: questo effetto di divinatione sogliono sempre far li Gran Cani per far inanimar li suoi esserciti. [16] Con questa adunque ferma speranza, una mattina a bon’hora l’essercito di Cublai, asceso il colle, si dimostrò a quello di Naiam, qual stava molto negligentemente, non tenendo in alcuna parte spie né persona alcuna per guardia, et era in un padiglione dormendo con una sua moglie; pur risvegliato si misse ad ordinar meglio che poté il suo essercito, dolendosi di non haversi congionto con Caidu. [17] Cublai era sopra un castel grande di legno pieno di balestrieri et arcieri, et nella sommità v’era alzata la real bandiera con la imagine del sole et della luna; et questo castello era portato da quattro elefanti tutti coperti di cuori cotti fortissimi, et di sopra vi erano panni di seta et d’oro. [18] Cublai ordinò il suo essercito in questo modo: di 30 schiere di cavalli, che ognuna havea 10 mila tutti arcieri, ne fece tre parti, et quelle dalla man sinistra et destra fece prolongare molto a torno l’essercito di Naiam; avanti |20v| ogni schiera di cavalli erano 500 huomini a piede con lanze corte et spade, amaestrati che, ogni fiata che mostravano di voler fuggire, costoro saltavan in groppa et fuggivan con loro, et fermati smontavan et ammazzavan con le lanze i cavalli d’i inimici. [19] Preparati gli esserciti, si cominciò a udir il suon d’infiniti corni et altri varii instromenti, et poi molti canti, che cosí è la consuetudine de’ Tartari avanti che cominciano a combattere, et quando le nacchere et tamburi sonano vengono allhora alle mani. [20] Il Gran Can fece prima cominciar a sonar le nacchere dalle parti destra et sinistra, et sì cominciò una crudel et aspra battaglia, et l’aere fu immediate tutto pieno di saette che piovean da ogni canto, et vedevansi huomini et cavalli in terra cader morti in gran numero; et tanto era horribil il grido degl’huomini et strepito dell’armi et cavalli, che rapresentava un estremo spavento a chi l’udiva. [21] Tirate che hebbero le saette, vennero alle mani con le lanze et spade et con le mazze ferrate, et fu tanta la moltitudine degli huomini, et sopra tutto di cavalli, che restorono morti uno sopra l’altro, che una parte non poteva trapassare ove era l’altra, et la fortuna stette indeterminata per longissimo spatio di tempo dove l’havesse a dar la vittoria di questo conflitto, qual durò dalla mattina sino a mezzogiorno, perché la benivolenza delle genti di Naiam verso il lor signore, che era liberalissimo, ne fu causa, conciosiacosaché ostinatamente per amor suo volevano piú tosto morire che voltar le spalle. [22] Pur alla fine, vedendosi Naiam circondato dal’essercito nemico, si misse in fuga, ma subito fu preso et condotto alla presentia di Cublai, qual ordinò che egli fosse fatto morire cucito fra due tapeti, che fossino tanto alzati su et giú che ’l spirito gli uscisse del corpo: et la causa di tal sorte di morte fu accioché il sol et l’aria non vedesse sparger il sangue imperiale. [23] Le genti di Naiam che restorono vive vennero a dar obedienza et giurar fedeltà a Cublai, che furono di quatro nobil provincie, cioè Ciorza, Carli, Barscol et Sitingui. [24] Naiam, occultamente havendosi fatto battizar, non volle però mai far l’opere di christiano, ma in questa battaglia gli parve di voler portar il segno della croce sopra le sue bandiere, et havea nel suo essercito infiniti christiani, li quali tutti furono morti. [25] Et vedendo dapoi li Giudei et Saraceni che le bandiere della croce erano state vinte, si facevano beffe de’ christiani, dicendoli: «Vedete come le vostre bandiere et quelli che le hanno seguite sono stati trattati». [26] Et per questa derisione furono astretti i christiani di farlo intender al Gran Cane, qual, chiamati a sé li Giudei et li Saraceni, gli riprese aspramente dicendoli: «Se la croce di Christo non ha giovato a Naiam, ragionevolmente et giustamente ha fatto, perché lui era perfido et ribello al suo signor, et la croce non ha voluto aiutar simil huomini tristi et malvagi: et però guardative di mai piú haver ardimento di dire che il Dio de’ christiani sia iniusto, perché quello è somma bontà et somma giustitia».