IL SITO

Il giacimento sottomarino, situato a circa sette miglia dalla costa, a 18 metri di profondità, è stato oggetto di cinque campagne di ricerca e scavo (2001, 2004, 2005, 2006 e 2007). La prima e la terza sono state finanziate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, le altre sono state organizzate dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino Oriente dell’Università Ca’ Foscari in collaborazione con NAUSICAA (referente il dott. Luigi Fozzati).

Direttore dello scavo è sempre stato Carlo Beltrame che, dal 2004, è anche coordinatore del progetto.

Lo scavo è attualmente l’unico cantiere subacqueo su un relitto coordinato da un ateneo italiano e aperto a studenti di archeologia. Esso quindi, oltre a finalità di ricerca e tutela, ha una forte valenza formativa.

La nave, nel corso dell’esplosione, deve essersi spezzata in almeno due tronconi. La poppa (zona B) è stata rinvenuta infatti a circa 100 metri da un lungo tratto di nave terminate con la ruota di prua (zona A).

La zona principale del relitto, appunto quella della prua, è costituita dai resti dell’opera viva insabbiata nel fondale in posizione di navigazione. Da questa zona provengono quattro carronate, due cannoni lunghi 2,5 metri, una petriera in bronzo ad avancarica, palle di cannone, un’ancora, un rampino da abbordaggio, numerosi resti di bozzelli di legno di varie dimensioni, bigotte, una piccola bitta, spezzoni di cime e gomene, ombrinali in piombo, chiavarde e chiodi in bronzo per la connessione dei vari elementi dello scafo, lande delle manovre, lingotti di ferro costituenti la zavorra ed altri oggetti in ferro non ancora identificati.

Non lontano dal relitto sono stati mappati e recuperati altri oggetti tra cui altre 4 carronate che vanno a sommarsi alle 4 rinvenute nella zona di prua.

Particolarmente interessanti i ritrovamenti di manufatti non direttamente collegabili alla nave ossia suppellettili di bordo, come vasi, brocche, piatti di ceramica e bottiglie di vetro nonché oggetti personali quali numerosi monili anche d’oro, una pipa, resti di cuoio cucito e svariati bottoni di varie fogge che ci offrono suggestivi spunti per ricostruire la vita a bordo di una nave militare dei primi dell’800.

Non mancano numerose testimonianze dell’equipaggiamento e dell’armamento personale costituite da bottoni di giubba, sciabole, pallini da moschetto, acciarini e armi da fuoco.

Uno degli aspetti più interessanti del giacimento è la presenza di resti di scheletri a cui si associa la maggior parte degli oggetti personali menzionati. Si tratta di almeno 4-5 individui con età oscillante tra i 18 e i 40 anni.

Le ossa sono in corso di studio da parte di Francesca Bertoldi dell’Università Ca’ Foscari.