Le lingue italiche

Con ‘italico’ in senso proprio si designa un gruppo di lingue strettamente imparentate diffuso, in diverse varietà sia cronologiche che areali, nell’Italia centro-meridionale, dall’Umbria alla Calabria; tradizionalmente si riconoscevano tre nuclei principali, l’umbro a Nord, l’osco a Sud e una fascia mediana costituita dai cosiddetti dialetti ‘sabellici’; gli studi e le scoperte più recenti hanno permesso di riconoscere tuttavia un’articolazione molto più complessa della famiglia italica. Le iscrizioni sono complessivamente oltre un migliaio. La documentazione parte dal VII secolo a.Cr., con notevole incremento soprattutto dopo il V-IV sec. a.Cr., e arriva fino alla conquista romana. Diverse sono le grafie utilizzate per notare queste lingue: alfabeti elaborati localmente su base etrusca o greca, alfabeto etrusco, alfabeto latino. I testi italici presentano una grande varietà e vi sono rappresentate pressoché tutte le classi testuali di trasmissione epigrafica (funeraria, religiosa, pubblica, privata, etc.); si tratta talvolta di documenti di grande importanza per aspetti politici, religiosi e culturali.

I settori principali sono:

  • le iscrizioni ‘protosabine’ (testi antichi, brevi e frammentari risalenti al VII-VI sec. a.Cr provenienti dalla Sabina)
  • le iscrizioni ‘sudpicene’ (provenienti dalla fascia adriatica compresa tra le Marche meridionali e l'Abruzzo settentrionale, databili dal VI al IV sec. a.Cr.; sono testi in prevalenza lunghi e complessi, di natura funeraria e celebrativa; l’alfabeto utilizzato è una elaborazione locale con peculiarità specifiche)
  • le iscrizioni ‘sabelliche’ (provenienti all’incirca dalla stessa area delle precedenti ma cronologicamente successive; sono riferite alle popolazioni note dalle fonti antiche come Marrucini, Vestini, Marsi, Peligni, Volsci etc.; presentano segni evidenti di una precoce romanizzazione: utilizzano infatti l’alfabeto latino)
  • le iscrizioni in lingua umbra (sono testi provenienti prevalentemente dai centri di Gubbio, di Todi e di Assisi; tranne un piccolo gruppo di iscrizioni di diversa natura, la testimonianza della lingua umbra è data da un eccezionale documento: le Tavole Iguvine. Si tratta di sette tavole di bronzo, in lingua umbra e alfabeto umbro(-etrusco) e (umbro-)latino, che riportano le cerimonie rituali pubbliche, con le relative prescrizioni, pertinenti alla comunità di Gubbio. Le Tavole Iguvine costituiscono, sia per l’aspetto linguistico che per quello storico-culturale, il documento più importante di tutta l’Italia antica)
  • le iscrizioni in lingua osca (sono documenti che testimoniano le varietà del sannita diffuse nel Sannio interno e nella Campania (osco-sannita), in Lucania, attuale Basilicata (lucano-sannita) e nel Bruzio (attuale Calabria). La datazione parte dal V-IV sec. a.Cr, ma vi è testimonianza anche di una fase italica presannita di epoche precedenti (VI sec. a.Cr.). La documentazione epigrafica è ricca e multiforme; tra le iscrizioni più importanti si possono ricordare il Cippo di Abella (trattato tra le città campane di Abella e Nola), le iscrizioni di Pompei, la Tavola di Agnone (calendario rituale), la Tavola Bantina (lex della città lucana di Bantia). Le scritture usate sono in Campania e nel Sannio un alfabeto di elaborazione locale, derivato da modello etrusco; in Lucania e nel Bruzio un alfabeto greco con adattamenti; mentre nei documenti più tardi viene utilizzato l’alfabeto latino).